CREARE LA MENTE


SEMINARIO DI FORMAZIONE
SU TEORIA E PRATICA
DEI MANTRA

Sabato 14 aprile 2018
dalle 10:00 alle 13:00

Le scritture dello yoga dicono che tra le diverse pratiche di meditazione quella con l’uso dei mantra merita una speciale attenzione. Nella complessa unità psico-energetica dell’essere umano, infatti, la parte del ‘suono’, quindi dell’udito (quinto chakra), che porta all’uso della parola, all’articolazione dei linguaggi, viene considerata come quella più evoluta, in cui il raffinamento evolutivo della shakti primordiale raggiunge una rarefazione tale che permette un contatto diretto con il nucleo centrale della mente che viene individuato nel sesto chakra, ajna.
Il mantra parla direttamente alla mente.
Spesso, nelle traduzioni europee dei testi tantrici, ci si è riferiti ai mantra intendendoli come «parole di potenza», formule magiche capaci di indurre trasformazioni e manipolazioni straordinarie della realtà, e sono stati indicati come la parte più esoterica dello yoga.
Per quanto queste interpretazioni non siano completamente sbagliate, non mi pare che rispettino il punto fondamentale.

Infatti, la dicitura «parole di potenza» (derivata dal titolo del famoso libro di John Blofeld, Mantras: Sacred Words of Power), che mette l’accento sull’utilizzo dei mantra in funzione di qualcosa (la potenza … ma di chi?), fa perdere di vista l’essenza del significato del mantra che andrebbe re-interpretato come «potenza della parola», come quel processo psico-energetico che accompagna e guida al contatto con la potenza creativa del suono che sta alla base dell’atto creativo dell’universo e ce ne rende in special modo partecipi.
I mantra, in prima istanza, non servono per questo o per quest’altro scopo, ma per aiutarci, guidarci al ritrovamento della bellezza suprema, infinita che si cela nel suono, nella vibrazione sonora, nella sua creatività che, in relazione con il silenzio, si fa parola, significato. Il mantra ci vuole condurre al di là delle parole, oltre i significati, verso quel nucleo profondo che possiamo chiamare solo «mistero».

 

Mantra. Creare la mente

Ed è proprio la contemplazione del mistero della vita che porta verso la necessità dei mantra, che non servono per agire manipolazioni magico-straordinarie della realtà, ma per potere arrivare a dire quel che con le parole non sappiamo e non possiamo dire. Questo contatto con l’invisibile è la potenza «straordinaria» che andiamo a stimolare con la pratica del mantra, così come l’ha insegnata Guru Nanak e come è arrivata a noi attraverso Yogi Bhajan.
Se con Jung ci siamo inoltrati verso la scoperta dei simboli visivi, ora, con i mantra, ci muoviamo alla scoperta dei simboli sonori, ovvero della possibilità di viaggiare con i suoni verso l’indicibile che sta oltre ogni dicibile, ogni parola.
Paolo Ricci
* da Elegie Duinesi, Nona Elegia, traduzione di Enrico e Igea De Portu, Torino, Einaudi, 1978. Prima edizione, Lipsia, 1923.